
“Immaginate un occhio di luce squarciato con le ciglia di idrogeno, con una scoria di soli sull’iride in fusione.”
E ora immaginate un mondo distopico, dalle imponenti architetture barocche, con migliaia di esseri informi e il costante sentimento di una musica corale tutta attorno a noi. Una musica incalzante che tiene col fiato sospeso e le orecchie bene aperte.
È in questo mondo che il disegnatore Philippe Druillet e lo scrittore Michel Demuth decidono di ambientare il loro innovativo fumetto western, opera in grado di valicare il confine tra diversi generi e portare una brezza d’aria fresca nel mondo delle Bande Dessinée.
Dal 1972 al 1974 infatti, Druillet si affianca allo scrittore francese Demuth per realizzare un’opera ambiziosa, che vedrà la luce di lì a breve sulle pagine del periodico francese Pilote. La storia narra le vicende di un messia umano in un mondo dominato da demoni e bestie selvagge, con la seguente caduta del protagonista a causa del suo incontenibile orgoglio e dell’amore nei confronti di Nereis, regina della città di Spharais.
La decisione del disegnatore francese di chiedere aiuto a Demuth, è probabilmente scaturita a causa delle sue grandi lacune di scrittura. Le opere di Druillet, infatti, sono sempre state note per la loro complessità di narrazione, l’abbandono dei classici snodi narrativi e la discontinuità della caratterizzazione dei personaggi, rendendo necessaria una rilettura attenta per comprendere al meglio le vicende narrate all’interno. Le difficoltà contro intuitive, inoltre, erano all’epoca acuite dal fatto che l’opera stesse venendo pubblicata periodicamente su una rivista.
All’inizio degli anni settanta, Druillet aveva già avuto modo di entrare a contatto con il mondo del fumetto, in seguito alla pubblicazione nel 1966 della sua opera prima “Le Mystère des Abîmes” (I Misteri degli Abissi), in cui per la prima volta apparve il celebre personaggio Lone Sloane, di cui verrà successivamente pubblicata una raccolta in volume di tutte le sue avventure chiamata “Les 6 Voyages de Lone Sloane” (I Sei Viaggi di Lone Sloane) nel 1972.

Il 1975 è stato per Druillet, e per il mondo intero, l’anno della svolta, con la fondazione della casa editrice “Les Humanoïdes Associés” (Gli Umanoidi Associati), fondata da Bernard Farkas, Jean Pierre Dionnet, Philippe Druillet e Moebius, a Parigi. L’impatto che ha avuto non si è limitato alla cultura fumettistica, ma ha anche ispirato registi come Ridley Scott per il suo Blade Runner e Alejandro Jodorowsky per il progetto mai andato in porto del suo adattamento cinematografico di Dune, di cui il documentario “Jodorowsky’s Dune”, diretto da Frank Pavich, racconta l’intero processo creativo e di produzione che ha coinvolto artisti come Salvador Dalì, Mick Jagger, Orson Welles e Moebius stesso, con una colonna sonora eseguita parzialmente dall’iconica formazione dei Pink Floyd.
L’anno stesso in cui l’innovativa casa editrice viene fondata, il seguito di Yragaël, Urm il Pazzo, vede la luce. Il fumetto è ambientato un secolo dopo le vicende di Yragaël e segue le avventure del il figlio deforme, nato dal messia e la strega, determinato a conquistare la città di Spharain.
I personaggi di Druillet si limitano ad agire, senza mai tener conto delle proprie parole. I dialoghi, infatti, sono concepiti dall’autore come inutili e senza senso, solo il narratore ha l’immenso potere della parola, che sfrutta per restituire al lettore delle suggestioni, accompagnate sempre dalle potenti tavole, che colpiscono a livello cromatico e compositivo. Dei veri e propri orgasmi visivi.
La scrittura psichedelica di Demuth accompagna l’opera nella sua interezza, permea l’atmosfera di un brodo primordiale in cui sono inseriti i personaggi della storia, anch’essi vaghi e indefiniti nel loro approccio a ciò che li circonda. Certe volte sono delle macchiette, altre volte si ergono come dei titani e fanno rimbombare la loro voce gorgogliante come in un corno titanico. Voce che in ogni caso non troverà mai il suo senso. Che siano figurine o giganti, saranno sempre scolpiti secondo le proprie azioni, non le parole.
Solo verso la fine, Druillet decide di rimuovere lo spesso velo di Maya e rivelare al di sotto tutte le macchinazioni, le manipolazioni degli déi nelle menti fuorviate di Yragaël e il figlio Urm, convinti di essere gli artefici del proprio destino.
L’autore decide di demolire tutte le consapevolezze dei suoi personaggi, e di conseguenza dei lettori, con lo scopo di illustrare un mondo già predeterminato dal caso, rendendoli degli inetti impotenti di fronte a tutto.
La dura verità dell’universo in cui tutte le storie dell’autore francese sono ambientate colpisce nel profondo, decostruendo i preconcetti e i canoni della narrazione tradizionale e dando vita così, ad un abbandono totale degli schemi a cui siamo abituati.
L’uomo è debole, immerso in un contesto cosmico e titanico, un universo che gli déi stessi non possono neanche comprendere.
Così Philippe Druillet esprime la sua visione fantasy e fantascientifica, una visione distopica in cui l’uomo non vale niente e viene schiacciato ogni giorno dal peso di concetti a lui ignoti, circondato da una fitta nebbia di incomprensione, paura e inespressività.

Yragaël – L’integrale
di Philippe Druillet e Michel Demuth
traduzione di Sara Giovanna Gianoglio
Magic Press, 2017
brossurato, 128 pp., colore
18,00 € (acquista online)
